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SecondiglianoCRONACAmercoledì 5 marzo 2014 12:15

Infiltrazioni camorristiche nella discarica di Chiaiano: 17 arresti

Tra gli arrestati spicca il nome dell'imprenditore Giuseppe Carandente Tartaglia che ha avuto legami con la fazione Zagaria del clan dei Casalesi

GLI ARRESTI. 17 persone (8 in carcere e 9 ai domiciliari) sono state arrestate dai carabinieri di Caserta e del Noe di Napoli nell'ambito di un'indagine sugli interessi economici ed impreditoriali della camorra nel settore dei rifiuti.

In particolare, gli inquirenti hanno acceso i riflettori sulle infiltrazioni dei clan nella realizzazione della discarica di Chiaiano, uno dei siti più contestati durante l'emergenza ambientale a Napoli, che aveva visto ripetuti scontri tra i manifestanti, scesi in strada per difendere il territorio già troppe volte inquinato, e le forze dell'ordine.

Tra gli arrestati  spicca il nome dell'imprenditore Giuseppe Carandente Tartaglia che ha avuto legami con i clan Nuvoletta, Mallardo, Polverino e, soprattutto, con la fazione Zagaria del clan dei Casalesi. I reati contestati dalla Direzione distrettuale Antimafia di Napoli ai 17 destinatari dei provvedimenti sono, a vario titolo, associazione a delinquere di stampo camorristico, attività di gestione di rifiuti non autorizzata, attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, truffa, frode nelle pubbliche forniture, falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale, con l'aggravante di avere agevolato la fazione Zagaria del clan dei Casalesi.

L'INCHIESTA. Tre i filoni dell'inchiesta sviluppata tra il 2008 e il 2013:  l'infiltrazione camorristica negli appalti per la discarica di Chiaiano, le modalità della sua gestione e le false attestazioni dei funzionari pubblici, che hanno consentito agli amministratori delle Società Ibi Idrobioimpianti spa e della Edilcar, riconducibili ad alcuni degli indagati, di continuare, senza interferenze, i lavori nella discarica, conseguendo illeciti profitti. Nel mirino degli investigatori anche la Fibe (l'associazione temporanea di imprese che si aggiudicò l'appalto per la realizzazione  di sette impianti di produzione di combustibile derivato dai rifiuti e di due inceneritori e la creazione di discariche per affrontare l'emergenza rifiuti) ha sottoscritto, con società riconducibili alla famiglia Carandente Tartaglia, 63 contratti per il trasporto ed il movimento terra, nonchè per la realizzazione di lavori vari, molti dei quali puntualmente subappaltati dalla Ibi Idroimpianti.

Un altro punto dell'inchiesta riguarda i lavori di realizzazione del sito di cupa del Cane, ai confini tra Chiaiano e Marano.  "I lavori di realizzazione dell'invaso della discarica di Chiaiano sono stati effettuati in violazione degli obblighi contrattuali e in difformità dal progetto approvato, utilizzando materiale non idoneo allo scopo, quale argilla proveniente da cava non autorizzata o argilla mista a terreno". "Si è rilevata la costante attivazione di traffici illeciti di rifiuti speciali non pericolosi, costituiti da terra e rocce provenienti da cantieri stradali e edilizi, utilizzati per i lavori di modellamento della discarica - recita  la nota della Procura di Napoli - Tali condotte hanno consentito guadagni e profitti illeciti doppi: oltre ad evitare gli oneri dovuti per legge per il corretto avvio a recupero o allo smaltimento dei rifiuti, si è infatti aggiunto il cospicuo guadagno dovuto alla successiva commercializzazione del rifiuto, surrettiziamente qualificato quale terreno vegetale per la realizzazione della stessa discarica di Chiaiano. Il tutto evadendo sistematicamente la normativa fiscale e quella sulla correttezza della documentazione attestante il trasporto dei rifiuti".

GLI ACCERTAMENTI TECNICI. A supporto delle indagini accertamenti tecnici da cui emerse  che "i 6 argini di discarica sottoposti ad esame erano in realtà non conformi alle prescrizioni - sottolinea la Procura - conseguentemente sono stati sottoposti agli arresti domiciliari tutti i membri dell'apposita commissione, che attraverso le loro false attestazioni hanno consentito alla Ibi Idrobioimpianti e alla Edilcar di continuare a gestire la discarica e a ottenere i pagamenti relativi agli stati di avanzamento dei lavori, nonostante gli illeciti commessi. Le difformità riscontrate, l'utilizzo di materiali non a norma e di tecniche di impermeabilizzazione non conformi alle normative standard".

[di Redazione ]
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