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NapoliSOCIETA'mercoledì 21 maggio 2014 14:21

''Apriamo Il Museo Antropologico di Napoli”, presidio in piazza Municipio

Il collezionista Bonelli rilancia l'appello perchè le sue “chincaglierie” trovino una più dignitosa dimora

Una preziosa ed inedita raccolta di “testimonianze napoletane” è pronta ormai per essere donata alla città di Napoli, ma ad oggi ancora nessuna promessa è stata mantenuta. Il pater generoso di questo immenso archivio è il giornalista e cultore di storia patria Gaetano Bonelli: il suo amore per la città lo ha spinto a raccogliere, in ben trent’anni, quasi 10 mila pezzi delle più svariate forme di espressione artistica. Un angolo della sua casa ospita un vero e proprio museo antropologico che racconta di una Napoli scomparsa, curiosa, passata, ma che aiuta a ricordare: fotografie, soprammobili, locandine, stampe, numismatica, ticket di viaggio e numerose altre testimonianze pazientemente reperite, che hanno eccezionale valore di fonti storiche, sociali, artistiche e “patriottiche”.

Visitato e celebrato da eccellenti ospiti, l’archivio Bonelli aveva sfiorato la gioiosa speranza di poter finalmente diventare un vero museo, ufficiale, così come avevano promesso importanti rappresentanti delle istituzioni che lo hanno voluto vedere. Poi il silenzio.

Ma Bonelli non si è mai dato per vinto. Fiducioso della potenza comunicativa dei media moderni e della sensibilità di quanti hanno a cuore la rinascita di Napoli, ha aperto una pagina Facebook dedicata alla sua collezione per raccogliere adesioni e sostegno. Ad un anno preciso di anniversario “virtuale”, forte di quasi 9000 follower tra amici, artisti, associazioni e addetti al settore, il giornalista è sceso questa mattina in piazza Municipio per tornare a sensibilizzare l’attenzione delle istituzioni e dei liberi cittadini su quello che considera innanzitutto «una rivendicazione di carattere culturale per Napoli».

Il sostegno di pochi amici e l’attenzione dei passanti sono bastati per infondere a Bonelli l’emozione e la forza per “gridare”, ancora e pacificamente, il suo appello: «La memoria della nostra città deve essere valorizzata, donata alla città tutta e in primis alle nuove generazioni, affinché possa migliorare e trasformare il presente. I giovani devono diventare le guide e i cantori di questa ricchezza, a loro, per primi, il museo dovrà essere aperto». Il collezionista vuole destinare il suo patrimonio alla Napoli sua e dei suoi concittadini nonostante nel corso degli anni abbia già ricevuto numerose proposte di ospitalità da diverse città italiane.

Dopo le lusinghe e le visite di quanti hanno omaggiato e apprezzato il suo lavoro di “archivista della memoria di Napoli”, Bonelli è rammaricato di questo lungo silenzio: «Sono venuti a casa mia, ed io sono stato onorato di accoglierli. Ma ora mi sento preso in giro, dopo varie promesse, ancora non è stato realizzato nulla. Ci sono stati tanti appelli e testimonianze di gratitudine, ma risolti come meri fatti episodici. Adesso sono io che vengo a bussare alla loro porta». Nella piazza battuta da un feroce sole pre - estivo, il megafono ha diffuso il suo appello: «Non perdiamo questa occasione per far risvegliare coscienze, per concretizzare un luogo della memoria per noi napoletani, uno strumento che ci aiuti a riscoprire il senso di appartenenza alla comunità». Lo sosteneva anche Benedetto Croce quando chiamava in causa le leggende.

Ma Bonelli non vuole vedere la sua battaglia relegata ad un mito: «è una vera causa napolitana» - ha più volte ribadito – occorre uno scatto di orgoglio. Sono un cittadino napoletano che vuole fare qualcosa di buono per la città natia. Non voglio essere solo. Non chiedo nulla, offro!».

Eclettico difensore e instancabile diffusore del valore della memoria di una Napoli che fu, il nostro si è più volte messo in gioco. Ha speso le sue energie e conoscenze per numerose cause culturali: la tutela delle mura greche in piazza Bellini, l’assegnazione di una piazza di Giugliano alla memoria di Giambattista Basile e, di recente, il tentativo di riportare la Fontana del Nettuno in piazza Plebiscito.

Ma ora il suo museo è ciò che gli sta più a cuore.  Le sue “chincagliere”introvabili attendono, oltre le mura di casa e quelle virtuali di Facebook, più dignitosa dimora. 

[di Giovanni Postiglione ]
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