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CITYSPETTACOLOsabato 22 settembre 2018 15:08

‘’In principio fu voragine’’, il mito in parole e musica con Maurizio Capone e Antonello Cossia

Domenica 23 settembre, il Teatro cerca Casa parte con un’anteprima di stagione, presso il Complesso monumentale di San Nicola da Tolentino (gradini San Nicola Da Tolentino 12 - Napoli). L’appuntamento è previsto alle ore 17.15 per la visita guidata al sito, a cui seguirà lo spettacolo “In origine fu Voragine”, con Maurizio Capone e Antonello Cossia. Un lavoro che conduce alla scoperta del mito antico, tra memoria, oralità, suoni, tradizione e percussioni, per un racconto tra parole e musica che risale fino alle radici della nostra civiltà occidentale. Per assistere agli spettacoli della rassegna organizzata da Livia Coletta e Ileana Bonadies, è necessaria la prenotazione chiamando al 3343347090 - 3470963808 - 081 5782460, oppure attraverso il sito www.ilteatrocercacasa.it. A chi prenota verrà fornito l’indirizzo del luogo che ospita lo spettacolo. Cossia e Capone propongono uno spettacolo in cui voce recitante e percussioni rielaborano in versione inedita e suggestiva il mito antico. Racconto venuto dalla notte dei tempi, che esisteva già prima di qualsiasi narratore, il racconto mitico non dipende dall’invenzione personale né dalla fantasia creatrice, ma dalla trasmissione e dalla memoria.  Disponendosi in relazione con la memoria, un attore e un musicista raccontano provando a innestare nel materiale antico una mistura personale di emozioni, suggestioni, pensieri, un portato di vissuto, così da attirare l’attenzione degli spettatori di oggi verso una storia antica come il tempo: «La mia volontà, in questa proposta artistica — spiega Cossia —, si conforma totalmente alla pratica antica. Vorrei fare in modo che nel rito comune celebrato in palcoscenico, si possa recepire il risuonare dell’antica eco di queste storie. Attraverso la formula della lettura scenica, due linguaggi — la parola e la musica — si fondono per inseguire l’obiettivo di arrivare e farsi ascoltare da spettatori di ogni età e senza distinzione. La voce e le percussioni, in un continuo rincorrersi che lascia il passo in alcuni casi ad uno scambio osmotico di senso e di temi, accompagnano una storia che appartiene a tutti, che è radice della nostra civiltà occidentale».

Il riferimento è ai cantastorie africani, i ‘griot’, i quali sotto l’albero centrale del villaggio, allietano la propria comunità con storie del passato, assumendo l’importante responsabilità di tenere viva la memoria antica attraverso il racconto.

[di Redazione ]
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