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CITYOPINIONIsabato 11 luglio 2020 23:03

‘’EmozioNapoli’’: se il rispetto di una donna comincia da uno sguardo

Perché non iniziate voi a fare le gazzelle? Ho fatto un sogno. Non so se chiamarlo così, in genere i sogni ti donano le ali e ti insegnano a volare. Forse era un incubo, ma a dire la verità faceva più paura la realtà. Ero a Napoli, che, per la cronaca, è la città che più amo al mondo, ma ormai penso che questo sia chiaro, come è chiaro che amare non è facile, alla mia età no sicuramente, amare una persona non lo è, figuriamoci una città con un milione di persone e due milioni di personalità. Siamo tutti così terrorizzati, così aggressivi, così buoni eppure così cattivi, siamo il sole e la luna, il leone e la gazzella, ognuno di noi lo è, anche io, anche tu, il problema è che qui forse i leoni sbranano troppe gazzelle.

Non parlerò di femminismo, di parità di sesso, ma sono convinta che tutti voi abbiate immaginato che quel leone fosse un uomo, e che invece la donna fosse solo una gazzella in preda al panico, non posso accusarvi, non è colpa vostra, ma allora ditemi di chi.

Degli antichi romani, si insomma, sono loro che hanno gettato le basi, che hanno dato vita a tradizioni ed abitudini, peró quando a Roma sanno che sei di Napoli fanno ancora due passi indietro con una faccia imbrocciata e magari anche spaventata. I poeti latini sono affascinanti, incantatori, ma non hanno mai avuto il privilegio di amare una donna per tutta la vita, eppure parlavano del nostro corpo senza mai averci viste nude davvero, si inspiravano ai greci senza sapere che fosse possibile amare senza fare l’amore. Saffo era una poetessa greca, la sua storia è riuscita a rendermi vulnerabile.

Amava le donne, se ne prendeva cura, le proteggeva, le accudiva, pur sapendo che ad un certo punto loro sarebbero tornate a casa da un marito e una famiglia. Non ha mai fatto uso del loro corpo, non le pagava, le abbracciava, dite perché era lei stessa una donna? Sapete, Napoli è stata fondata dai greci, per anni ho sperato che un uomo potesse amare una donna come Saffo, ho sperato che i romani non ci avessero poi influenzato così tanto.

Ho sperato che sul lungomare non ci fossero i cafoni a fischiarmi alle spalle, e che a via Toledo non si avvicinassero per gridarmi in faccia “ piccirè sij na porc”. Ho sperato di non essere costretta a mettere i pantaloni lunghi in metropolitana e le maglie accollate anche in inverno. Ho sperato di non essere guardata con quegli occhi, se sei una donna sai a quali occhi mi riferisco, se sei un uomo ti prego di guardami il viso mentre cammino.

Ho creduto davvero che nel 2020 ormai avessimo dimenticato le usanze degli antichi romani, ma ho anche imparato che è ancora troppo presto per poter sperare in un paese, in una Napoli migliore. Sono una donna ed ho paura. Non voglio lasciare la mia terra, ma non voglio che sia lei a farmi scappare. Non fraintendete, anche a Barcellona le ragazze girano con lo spray al peperoncino in borsa ed il numero della polizia già registrato, anche a New York, Oslo, Tokyo o Milano, ma nascere qui significa addirittura essere frutto di quella violenza.

È diventato normale che le donne debbano studiare di più, lavorare di più per avere lo stesso stipendio di un uomo, allora ditemi, cosa sarebbe in grado di fare l’uomo senza la donna? E non voglio sentirmi dire “la parità di sesso non è questo”, perché allora ditemi, come potete pretendere di essere uguali a noi se ci picchiate, violentate ed uccidete? Io ho fatto un sogno, ho sognato di camminare da sola per strada e di non essere seguita. Ho sognato di avere la possibilità di sedermi al primo posto libero in treno, invece di andare a cecare il vagone con più donne. Ho sognato che a scuola l’insegnante di scienze motorie non facesse apprezzamenti sul mio fisico e che in palestra l’uomo di 50 anni non mi fissasse come se fossi un’opera d’arte.

Ho sognato e forse è vero, io ci ho sperato, perché credo in questa città più di qualsiasi altra cosa al mondo, ed è la gente ad avermi dato modo di crederci, ma la verità è che un ragazzo mentre sta costruendo un pezzo di storia pensa a come strangolare la ragazza a casa. Non siamo o bianco o nero, sicuramente non a Napoli, questo mi spaventa, perché mentre mi viene posta una rosa, si sta già pensando al modo per portarmi a letto.

Perché il punto è che un uomo per portare pochi spiccioli a casa si inventa contadino, una donna invece viene violata, spogliata, fino a dimenticarsi il motivo per cui lo sta facendo, è sempre stato così, e continuerà ad esserlo anche dopo le mie parole. Purtroppo la pena è sempre di chi porta la nominata, come si dice qui, e noi, donne napoletane, dovremmo lottare il triplo, per essere donne e per essere napoletane, è un’ingiustizia, è atroce, possiamo cambiare le cose, ma se evitaste di stuprarci sarebbe più semplice.

Nemmeno ve l’ho raccontato più il mio sogno, quello senza ali intendo, penso possiate immaginarlo, e indovinate non avevo una minigonna,non ero truccata, non assecondavo le fantasie erotiche di nessuno, ero vestita, coperta fino al collo, ma ero una donna, e questo permetteva loro di considerarmi un fenomeno da baraccone, quindi mi sa che per questa volta le vostre giustificazioni , discolpe di persone ignoranti, possono essere affisse sul tendone del circo, soprattutto voi, politici, gente che emette leggi, state facendo una gran bella figura di m...., pensate se vi ascoltaste vostra madre".

 

 

[di Testo di Arianna Iovino - Foto di Gianfranco Del Prete ]
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